23 novembre
Il mito dell'androgeno
Sono sempre stata una vecchia pietra, logora e smussata dall' aggressivo battere dei venti del nord.
La mia vita è cominciata da solitaria montagna e continua da solitario granello in questa spiaggia.
Mai la mia memoria conobbe il dialogo, mai i miei racconti incontrarono confessore.
Materia destinata all'eterna contemplazione, io sono.
Porto con me i segreti di milioni di vite.
Porto con me la ragione di millenni bruciati.
Erano tempi ben diversi, quelli.
Erano tempi in cui gli uomini non avevano paura di vivere e legarsi.
Erano tempi di anime istoriate di sospiri e seta.
Erano tempi di amori eterni e di eterne unioni.
Era il tempo degli androgeni.
Conobbi i passi di creature ignobili e divine essenze, ma tra tutte queste,nessun'altra creazione del Fato risultò ai miei pensieri più sapientemente accostata, se non quella dell'Androgeno.
Figura bivalente montata in un eterno abbraccio.
Volto contro volto, petto e seno uniti in bacio, bacini fusi e mani aggrappate in preghiera.
Sesso contro sesso, in un eterno amarsi.
Accadde che acerbe divinità, rese folli dalla gelosia, puntarono il dito in accusa di queste perfette creature.
Il Fato si lasciò scorrere come una dama afflitta su un letto di rovi che, troppo presa nel contar le spine nel fianco, dimentica ogni altra cosa: e così fece, lasciò andare, lasciò che la potenza dell'invidia distruggesse l'armonia di una silenziosa unione.
Furono inviati eserciti di fiere mostruose a squartare quelle innocenti quanto pericolose creature; la scena della loro divisione fu pietosa e disarmante: ovunque denti e artigli a dividerli in ogni punto di giunzione, mentre gli androgeni, stringendo le loro mani, silenziosamente imploravano un'impossibile pietà, rigando il terreno con le lacrime più amare che il mondo avesse mai conosciuto.
La fredda spietatezza delle divinità fu placata solo quando ogni essere, dilaniato, risultò diviso in due metà di sesso opposto.
Oggi gli uomi hanno il terrore di amare, ricordando nel cuore la crudeltà dell'ingiustizia subita.
Tuttavia qualcuno ha ancora la forza di cercare, ostinatamente, scacciando quel senso di perenne incompletezza, di demotivante ansia, di paralizzante paura.
E così, dopo millenni di incomprensioni, resto muta pagliuzza d'oro, in questa spiaggia, a mirar
coppie far l'amore tentando di ritrovarsi, tentando ogni volta un nuovo disperato incastro, finchè le membra, riconginute, riconosceranno le loro forme innate che,in principio, erano un unico, eterno, abbraccio.
Platone
